Lo spettacolo si sviluppa in sette quadri:
Punto di partenza: "La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente".
- I quadro: "1992-1993. A Tangentopoli c'erano le tangenti"
- II quadro: "1992-1993. Tangentopoli non era solo a Milano: come la corruzione s'è mangiata la Prima Repubblica"
- III quadro: "1993. Milano-Palermo andata e ritorno mentre l'Italia è squarciata dalle stragi di mafia e Riina finisce in galera, uno stalliere fa la spola tra Palermo e Milano e un manager Fininvest fa la spola tra Milano e Palermo. Poi nasce Forza Italia"
- IV quadro: "1994-1996. Una storia troppo italiana. Silvio Berlusconi, i suoi misteri e il primo governo-vergogna"
- V quadro: "1996-2001. La sinistra dell'inciucio e delle leggi ad personas"
- VI quadro: "2001-2006. La bolla delle balle. Cinque anni di regime berlusconiano"
- VII quadro: "2006-2007. Il ritorno del centrosinistra, una coa(li)zione a ripetere"
Epilogo: "Come siamo, come eravamo e come saremo. Avanti il prossimo: se non vi son bastati Andreotti, Craxi, Berlusconi e D'Alema, ora magari arrivano Lele Mora, Fabrizio Corona e Briatore. Eppure l'Italia ha conosciuto anche grandi cambiamenti e grandi uomini..."
"Il Travaglio della memoria: così, oltre il gioco di parole, - scrive Ruggero Cara nelle note di regia- potremmo chiamare questo nostro tentativo di coniugare il puntuale e quasi implacabile impegno giornalistico di Travaglio con la musica di Corvino. Una musica che quindi non è né descrittiva né tanto meno lenitiva ma si propone di volta in volta come cornice, evocazione, suggestione o provocazione a risaltare la nitidezza del racconto della nostra storia recente che, a partire dall'affogamento nelle tangenti della prima Repubblica, passando per la resistibile ascesa di Berlusconi, sembra precipitare sempre di più, di capitolo in capitolo, coi toni della farsa, del grottesco, della tragicommedia ma con la tragedia sempre dietro l'angolo. Vorremmo, tramite la musica, ottenere un effetto di "galleggiamento" di questa memoria che Travaglio così precisamente ci propone, per sfuggire alle facili lusinghe dell'antipolitica ed anzi per assumerci le nostre responsabilità poiché si tratta pur sempre della nostra storia; e come si sa la storia insegna, ma nessuno impara mai niente".