Associazione Culturale Gianni Santuccio
ALCESTI MON AMOUR
da Euripide; traduzione di Filippo Amoroso; costumi e maschere di Giuseppe Andolfo; musiche di Germano Mazzocchetti
con Micaela Esdra, Luigi Ottoni, Marina Locchi, Diego Florio
drammaturgia e regia di Walter Pagliaro
Per Admeto, re di Fere, in Tessaglia, è giunta l'ora della morte. Apollo, che era stato al suo servizio e ne aveva apprezzato la nobiltà d'animo, ottiene dalle dee del destino, le Moire, che Admeto resti in vita, se qualcuno accetterà di offrire la propria esistenza in cambio della sua. Ma nessuno, neanche il padre e la madre, consente al sacrificio: pronta a immolarsi per Admeto è solo la giovane moglie, Alcesti. Tale notizie sono fornite nel prologo dal dio Apollo: quando si presenta Thanatos (la Morte) per portarsi via la vittima a lei dovuta, in un duro diverbio Apollo le preannunzia che anche questa preda le verrà strappata, grazia ad Eracle. Un'ancella racconta i preparativi di Alcesti, la sua serenità che si trasforma in pianto improvviso, prima del viaggio estremo. Il re e la sua sposa si incontrano: la donna chiede al marito, come segno di gratitudine, di non imporre una matrigna ai loro figli. Eracle, diretto in Tracia per portar via dal re Diomede le sue terribili cavalle antropofaghe (una delle tante "fatiche" impostegli dal tiranno Euristeo), viene accolto ospitalmente da Admeto, il quale porta i segni del lutto, ma nasconde all'amico che la defunta è sua moglie e lo invita ad entrare nella reggia.
Tra Admeto e Ferete, suo padre, scoppia una lite furiosa: entrambi si accusano a vicenda di codardia, il figlio non vuole che l'indegno suo genitore assista al funerale, lo caccia via. Uscendo alticcio da un lauto banchetto, Eracle apprende da un servo che il palazzo è in lutto per la scomparsa della regina. Decide, allora, di attendere al varco Thanatos vicino alla tomba destinata alla donna, per stapparle Alcesti.
Admeto, ormai pienamente consapevole di quello che ha perduto, dà libero sfogo alla propria angoscia e il Coro cerca di confortarlo.
Eracle ritorna, ha al proprio fianco una donna silenziosa e velata, dichiara di averla avuta come premio di una vittoria in gare atletiche e chiede al re di custodirgliela in casa, anzi addirittura d'accompagnarla dentro per tenersela definitivamente, nel caso che la lotta tra Eracle e Diomede non si concluda bene per lo sfidante. Rilutta Admeto, non vuole: alla fine cede alle insistenze dell'amico. Eracle allora togli il velo alla donna che sembra essere Alcesti, e la riconsegna allo sposo felice.