Già prima e poi in occasione dei centocinquant'anni dell'Unità d'Italia (1861-2011) è stata scritta sia la storia del Risorgimento,vista dai vincitori, sia la controstoria, vista dai vinti. Di questo periodo preso in esame gli storici d'ambo le parti si sono applicati a spiegare e commentare le ragioni e i torti, le giustizie e le ingiustizie, le guerre civili e militari,il grido di dolore e le imprese eroiche, le violenze e le nefandezze, i soprusi e le appropriazioni indebite, lasciando però ancora zone oscure e forse ormai inesplorabili, in quanto, in tutta questa assai complessa vicenda, è venuta fuori dopo un secolo e mezzo una considerazione finale: la vera storia è quella segreta e gli uomini che la fanno sono invisibili.
Sicché è difficile se non impossibile ricostruire una storia occulta che, in quanto tale, non ha lasciato tracce né documenti ed archivi per svelare la verità dei fatti e delle loro concatenazioni e conseguenze. Senza cadere nella tentazione, assai ridicola, del complottismo e della dietrologia, possiamo intuire che i pupari della storia nascosta del Risorgimento si siano in gran parte annidati tra le potenze straniere come la Francia e l'Inghilterra, le società segrete come la massoneria e la carboneria, le grandi banche con prevalente capitale ebraico, e poi ancora tra la mafia e la camorra per finire alle manovre sotterranee dello stesso Vaticano, contrario all'Unità d'Italia, che minacciava la fine del potere temporale dei papi. Sono tutte entità che, tra doppi e tripli giochi, avevano scopi e interessi diversi se non opposti, ma una stessa caratteristica: la totale o quasi mancanza di prove sui loro comportamenti. Ci restano solo sospetti e indizi, che sono estranei a un'indagine storica rigorosamente scientifica, documentata e imparziale (ammesso che ci sia mai stata). A questo punto, nei meandri della storia, della controstoria e della storia segreta, si potrebbe aprire uno spiraglio: quello della fantasia del poeta. E' noto il paradosso, per fare un solo esempio, secondo cui il Giulio Cesare di Shakespeare sia più vero dello stesso Giulio Cesare vissuto nella realtà e poi ricostruito dalla storiografia. Se ci sono i mandanti, ribadiamo, non ci sono purtroppo le prove che essi siano veramente esistiti e abbiano alterato e deviato il corso degli avvenimenti. Certo è che i pupari, gli uomini invisibili, sono avvolti in una coltre di mistero, di silenzio, di omertà e nulla si è saputo e si saprà di loro e delle loro mosse. Al poeta tocca la sfida di far rivivere sulle scene chi all'epoca ha agito dietro le quinte, ha tirato i fili ed è rimasto ben celato agli occhi indiscreti. I manovratori di solito e per definizione sono troppo abili per lasciarsi scoprire e la polvere del tempo gioca a loro favore, sempre più spessa e impalpabile. Tuttavia l'invenzione del poeta non dovrebbe essere arbitraria ma interpretativa, in quanto si basa su intuizioni e analisi, paragoni e confronti, sempre dedotti dalla logica degli avvenimenti e degli sconvolgimenti, e dalle lotte tra i protagonisti e gli antagonisti, e tra i vincitori e i vinti, il tutto immerso nelle culture egemoniche e subalterne, secondo le tradizioni orali, proverbiali e scritte nelle lingue e nei dialetti della penisola. Un lavoro di segugio, insomma, quello del poeta, sia impertinente che ironico, in cui grandi alleati della sua fantasia siano il fiuto dei fatti storici e i dubbi da porsi su tali fatti, con la speranza che si possa tentare di risolvere in modo plausibile e con una buona approssimazione il giallo della storia risorgimentale italiana. Il poeta, se vogliamo, è come un fool, che scatta da una scatola a sorpresa e si diverte a raccontare la storia, come se fosse una favola con un fondo, forse, di verità, lasciando ogni libertà di valutazione e di giudizio ai lettori e agli spettatori. In particolare, giusto che siamo a teatro, questa commedia Dietro le quinte è incentrata tra pupi, papi e pupari, sulla figura emblematica di un Grande Vecchio, un pontefice ottuagenario, che solo alla lontana e casualmente potrebbe riferirsi all'ufficialità di Pio IX, a cui toccò la sorte, non certo invidiabile, di vivere e operare, durante trentadue anni di papato, tra i maggiori testimoni e protagonisti del Risorgimento, dal 1846 al 1878, passando attraverso la breccia di Porta Pia (1870). Insomma, senza licenza dei superiori, questa è la farsa tragica di un Papa Re, visto nell'intimità della sua camera da letto, e destinato a perdere il trono.
Nicola Saponaro