Le favole, quelle storie di lupi e principesse, streghe e cacciatori, che abbiamo ascoltato ancora e poi ancora, che abbiamo dimenticato e sono conservate nei sotterranei della nostra memoria: non ci possiamo sottrarre alla loro influenza, né alla sfida di reinventarle. Sono le lenti attraverso cui leggiamo il mondo. Il mondo è lui stesso una favola che ci raccontiamo.
"Fabula rasa" per ricreare le regole dei fratelli Grimm. Per restituire ad ogni lettura la sua propria intima, mutevole, impertinente libertà di significato. Bruno Bettelheim in "La fiaba incantata" scrive: "Il significato della fiaba è diverso per ciascuna persona e diverso per la stessa persona in momenti differenti della sua vita. Traiamo un significato diverso dalla stessa fiaba a seconda degli interessi e bisogni del momento. Ritorniamo alla stessa storia quando siamo pronti a rielaborare vecchi significati o a sostituirli con significati nuovi." Muovendo da questo assunto abbiamo riletto alcune tra le favole più conosciute: Biancaneve, Cenerentola e Cappuccetto Rosso. Fiabe eterne che insegnano il sentimento della paura, il rispetto delle regole e l'importanza della figura maschile per il riscatto e l'emancipazione di quella femminile e il matrimonio come unica via di salvezza. Ma cosa può scaturire dall'esigenza di scardinarne i canoni, di modificare gli intrecci, nel dare la possibilità ai personaggi di riscattarsi dalla propria natura? Di liberare queste figure, dalle strette maglie che hanno disegnato per loro, irraggiungibili e allo stesso tempo consumabili? I personaggi scendono dal loro piedistallo, si confondono e danno vita ad una nuovo pensiero, ad una nuova vita. Sono figure femminili, sospese tra miti antichi e paure odierne: bulimie affettive, alienazione dalla realtà, rapacità spasmodica nei confronti del potere, raccontate a volte in modo emozionante a volte in modo divertito o giocoso. "Fabularasa" racconta anche di quei personaggi feroci, lupi, matrigne, streghe della loro debolezza sconcertante, sconfortante, che si nasconde in essi. Parla della paura, che una volta vinta può fare riscattare vittime e carnefici. Un percorso a ritroso, di liberazione di un passato che ci lascia spogli, come bambini, nella condizione ideale per poter ricreare, per poter riscrivere una storia, la storia che vorremmo.