FIESTA racconta, in scene ispirate a un racconto di Gabriel Garcìa Màrquez, l'incredibile storia di Erendira e della sua nonna snaturata, che obbliga la nipote a prostituirsi per saldare un debito. Da questo canto per la libertà nascono fughe e combattimenti, duelli e schermaglie, corse scatenate e coreografie fatte di salti e danze acrobatiche su trampoli. Canti popolari e della tradizione anarchica italiana, accompagnati dalla fisarmonica, commentano e contrappuntano l'azione. Rumore di tamburi, uomini dai volti di cartapesta tre metri e oltre, costumi sgargianti, bandiere...Sono i segnali della parata che arriva, così la gente si prepara a camminarle dietro. Poi uno stop: tutti in cerchio, c'è un combattimento tra giganti, o una corsa sfrenata, un equilibrio impossibile... Ma già si ricomincia. Una parata è sempre per il pubblico l'incontro con elementi di straordinarietà, e quindi con una sorta di meraviglioso che entra nel nostro contesto quotidiano - nelle nostre strade o case, per portare cose insolite. E va a toccare alcune delle più segrete corde del nostro sentire: la sorpresa, il coinvolgimento. FIESTA è uno spettacolo di strada in forma itinerante strutturato in soste e da spostamenti che le collegano. In FIESTA si parla un dialetto maccheronico simile a una sorta di grammelot che lo rende comprensibile a tutti. Un dialetto come linguaggio nostro che ci consente delle complicità e delle fughe nel "modo di dire" che è spesso battuta comica. E infatti questa parata - se pure si inserisce nella tradizione italiana - presenta alcuni aspetti non consueti, e prima fra tutti quella voglia di giocare, di divertire e di divertirsi - pur col massimo rigore interpretativo. E questo spettacolo si trasforma dal racconto di una storia in una festa col pubblico.