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IL GATTOPARDO
tipologia: Prosa
Centro Diaghilev
Paolo Panaro, Marcello Prayer
IL GATTOPARDO
di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

lettura scenica 

Il racconto inizia con il ritrovamento del cadavere di un soldato nel giardino di casa Salina, appartenente al Principe Fabrizio Salina che vi abitava con i sette figli e la moglie Maria Stella. Don Fabrizio è un personaggio particolare la cui vita è caratterizzata da continui pensieri d'amore e di morte, da scappatelle con le amanti alle quali la moglie reagisce con crisi isteriche. Egli è testimone del lento decadere in quel periodo del ceto dell'aristocrazia di cui è rappresentante. Infatti, con lo sbarco in Sicilia di Garibaldi e del suo esercito, si afferma una nuova classe, quella dei borghesi, che il principe come tutti gli aristocratici disprezza. Il nipote di don Fabrizio, Tancredi, pur combattendo nelle file garibaldine cerca di rassicurare lo zio sul fatto che alla fine le cose andranno a loro vantaggio. Tancredi inoltre ha sempre mostrato interesse verso la figlia del principe, Concetta, che ricambia i suoi sentimenti. Il principe e la sua famiglia trascorrono un po' di tempo nella loro residenza estiva a Donnafugata; lì il nuovo sindaco è Calogero Sedara, un uomo di modeste origini, un borghese. Non appena Tancredi vede Angelica, la figlia del sindaco, si innamora perdutamente di lei. La ragazza è però una borghese, non ha perciò i modi degli aristocratici e suscita il disprezzo di Concetta. Angelica però ammalia tutti con la sua bellezza, tanto che Tancredi finirà per sposarla, attratto oltre che dalla bellezza anche dal suo denaro. Arriva il momento di votare per un importante plebiscito il cui esito potrebbe decretare l'annessione della Sicilia al regno italico. I voti del plebiscito vengono truccati dal sindaco Sedara a favore dell'annessione. Successivamente un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley, offre a don Fabrizio la carica di senatore del Regno d'Italia, ma il principe rifiuta l'incarico in quanto, continuando a sentirsi un aristocratico, non vuole sottomettersi alla caduta del suo tempo. Conduce, così, una vita desolata fino a quando muore in una stanza d'albergo, dimenticato da tutti.
Ciò che emerge prepotentemente nel processo narrativo sviluppato da Tomasi di Lampedusa è lo spirito siciliano, citato più volte come gattopardesco. Nel dialogo con Chevalley, il principe di Salina spiega ampiamente il significato di questo comportamento, ricordando come i cambiamenti avvenuti nell'isola più volte nel corso della storia, hanno adattato il popolo siciliano ad altri "invasori", senza tuttavia modificare dentro l'essenza e il carattere dei siciliani stessi. Così il presunto miglioramento apportato dal nuovo Regno d'Italia, appare al principe di Salina come un ennesimo mutamento senza contenuti, poiché ciò che non muta è l'orgoglio del siciliano stesso: un incoerente adattamento al nuovo, senza avere capacità di modificare se stessi. In questa chiave si possono leggere tutte le spinte contrarie all'innovazione, le forme di resistenza mafiosa, la violenza dell'uomo, ma anche quella della natura.