Nell'ultima scena del " Racconto d'Inverno" la statua della Regina Ermione, ingiustamente condannata per un tradimento mai commesso dalla follia gelosa del marito Leonte, riprende vita, con un apparente prodigio che sembra festeggiare, con lo scioglimento dell'appassionante vicenda, il miracolo dell'arte come unione di maschile e femminile, di vita e di morte, di nascita e di perdita . Shakespeare sembra dirci che l'arte trionfa su tutto. Il "Racconto d'Inverno" rappresenta il miracolo che, grazie agli inganni della finzione, l'arte riesce a rendere eterno, il miracolo dell'illusione dello spettacolo a cui si crede con una " sospensione dell'incredulità". Così, nelle parole che concludono un bel saggio della studiosa shakespeariana Clara Mucci, si può sintetizzare uno dei sensi di questa favola incantata ed enigmatica, uno dei motivi di attrazione per una sua nuova messa in scena.
Dai giardini regali della Sicilia a una immaginaria Beozia in riva al mare si dipana una vicenda affascinante dove compaiono oracoli di Apollo, bestie feroci, simpatiche canaglie, contadini clowneschi e dame intraprendenti, principi travestiti, principesse abbandonate e fa il suo ingresso solenne il Tempo in persona, in uno spettacolo in cui musica, immagini e il gioco degli attori si intrecciano per ricreare la dimensione della fiaba.
Testo dagli infiniti livelli di significato, come Amleto, favola metafisica come La Tempesta, Il Racconto d'Inverno sarà la prima messinscena shakespeariana curata "a quattro mani" da Ferdinando Bruni e da Elio De Capitani.