Don Lorenzo Milani. Un prete. Un parroco. Un padre.
Questa lettera è però una ricomposizione che, seguendo moltiplicazioni ed annullamenti improvvisi dell' immagine del priore di Barbiana, procede per rifrazioni disordinate della memoria. Una lettera confusa da un delirio emozionato in cui la parola vuole predisporsi al racconto, alla dedica.
Una parola che attraversando gli aggettivi li restituisce come fotogrammi dei sensi.
Una parola dura per raccontare di un uomo scomodo, testardo, orgoglioso. Una parola musicale in cui dire della sua vocazione, della sua scuola, del suo esilio.
Una parola semplice in cui addensare sguardi, sfioramenti, sorrisi inaspettati. Una parola che infine si destina all'annullamento, al silenzio, così proprio come Milani era solito annullarsi nei poveri, negli ultimi, nei dimenticati, per non dimenticarli. Una parola ed un silenzio, ancora, per non dimenticare.