Il freddo domina la scena, con la sua capacità di paralizzare, di annullare ogni desiderio che non sia legato ad un pur minimo innalzamento della propria temperatura corporea. È Marina, fragile sotto l'apparente spregiudicatezza, a soffrirne di più, e a proporre per prima l'utilizzo della fornita biblioteca del professore come combustibile.
All'inizio si tratta quasi di un gioco un po' intellettuale, un complicato "distinguo" tra buona e cattiva letteratura. Ma alla fine, giunti all'ultimo romanzo sopravvissuto, non sono più le qualità letterarie ad avere importanza. E il libro rivela tutta la sua valenza simbolica: rappresenta ciò che più identifichiamo con l'umano: il linguaggio, la comunicazione, la capacità di raccontare e ricordare, la voglia di sognare e immaginare insieme ad altri esseri umani. E allora, dopo l'ultima fiammata, non resta che la grande piazza coperta di neve e bersagliata dalle bombe, per aspettare la morte.
Una lettura scenica di Libri da ardere, unico testo teatrale scritto da Amélie Nothomb, era stata curata da Cristina Crippa alla Biblioteca Civica di Monza; da lì ha preso le mosse questo nuovo allestimento che ha debuttato il 4 luglio 2006 al Festival Asti Teatro con gli stessi, efficaci, interpreti: Elio De Capitani, Elena Russo Arman e Corrado Accordino (autore, tra l'altro, della Cosmetica di Amélie, adattamento teatrale di un romanzo di Amélie Nothomb, Cosmetica del nemico).