la storia di una famiglia e due fratelli che ha commosso numerose platee italiane
Benito e Vittorio, due fratelli, due diversi modi di vivere il mondo, s'incontrano a casa come si sono incontrati per sessant'anni, dal fascismo a tangentopoli, sessant'anni che hanno visto il Paese e la loro vita cambiare radicalmente. Vittorio, mago imbroglione, fratello del niente, così si definisce, fisicamente dotato, soprannominato appunto "il toro". L'altro, per ironia della sorte di nome "Benito", un diversamente abile nato in pieno Regime, quindi uno "storpio", non autosufficiente, costretto su una sedia a rotelle per tutta una vita.
Come si può essere del tutto e per tutto succube dal proprio fratello? Vittorio per sessant'anni si è preso cura di Benito ma lo ha sempre considerato come una terribile iattura cadutagli dal cielo. Un giorno i cieli gli rispondono con un nuovo compito, capire dove ha sbagliato. Trovare il Segreto della Vita, in vecchiaia, prima che insorga la sua malattia da poco diagnosticata, prima che l'indifferenza e la morte lo blocchino per sempre, questo è lo scopo che si prefigge. Vittorio in quella giornata particolare cerca il segreto anche attraverso i quaderni scarabocchiati da suo fratello Benito, un'indecifrabile scrittura simile ad un elettrocardiogramma che lui chiama "le cipp e ciappp" . Benito, vista la sua condizione e il periodo storico in cui è nato, non è mai stato accettato a scuola. Tanti personaggi rivivono nei racconti di Vittorio in quella interminabile giornata, i momenti più belli e più tristi del nostro Paese e della sua famiglia: tanti sorrisi e qualche lacrima per imparare ad accettare le differenze nei sorrisi o negli strilli imbronciati di suo fratello Benito detto " Lo Zì". Vittorio nel suo monologo brioso, ricco di momenti comici, drammatici e struggenti, impara ad apprezzare le differenze e imparerà al contrario, che il fratello diversamente abile, è il tutto che lo lega al mondo. Una storia fatta di lacrime e sangue, una confessione, la scoperta di una verità, il sentimento indissolubile che lega l'uno all'altro. La vita dell'uno accanto all'altro per una vita è sembrata un peso, ma adesso qualcosa cambia: la loro visione del mondo. Vittorio imparerà dal fratello l'amore per la vita. Nello strutturare e portare in scena il personaggio de "Lo Zi" l'autore e interprete, Mimmo Mancini, ha prima imparato a sua volta dalla figura realmente vissuta dello Zio Antonio, tetraplegico grave sin dalla nascita. Questo spettacolo è un atto d'amore nei suoi confronti e nei confronti di tutti gli esseri impossibilitati a difendersi dall'arroganza e dall'ipocrisia degli "abili non diversi". Lo Zì è un monologo divertente su un tema delicato. E d'incanto il tema delicato si trasforma in vita quotidiana da saper vivere con estrema semplicità, da saper accettare senza troppi se e troppi ma. E la storia sono i personaggi che, dalla nascita alla morte di Benito, gli sono accanto o in diversi modi incrociano le loro vite con la sua. Il punto di vista è ogni volta quello di un diverso personaggio, di cui però Vittorio tiene le redini, essendo lo spirito narrante.
L'intreccio è avvincente nel suo andare avanti e indietro nel tempo, nel descrivere personaggi vicini e lontani, vivi e morti in un continuo trasformismo dell'attore, come in un puzzle, i cui pezzi piano piano si ricompongono per dare l'immagine finale. Il monologo è una sinusoide di stati d'animo; dall'esilarante comicità si passa alla più seria introspezione, a volte amara, a volte fredda e lucida riflessione sul genere umano.