A partire dalla metà dell'800, l'Europa meridionale, e in particolare il Mezzogiorno d'Italia, vide milioni di disperati partire per affrontare la dolorosa incognita dell'emigrazione. Cominciò così, nel modo più drammatico che si possa immaginare, la storia dello straordinario vincolo che ancora oggi lega a doppio filo la nostra regione alla grande nazione latinoamericana. Un vincolo indissolubile stretto anche e nonostante le grandi atrocità "sudamericane", come quella dei desaparecidos. Basti pensare al
suo fenomeno culturale più noto a livello planetario che, senza gli emigrati pugliesi, sicuramente non sarebbe stato né sarebbe lo stesso.
Ma il tango, però, in Tango También... conclude il percorso proposto nel variegato patrimonio musicale folclorico argentino e dai suoi ritmi: huayno, candomble, vals , milonga, chacarera, zamba... tango. Un repertorio variegato che lega territori vastissimi e differenti: Ande, Patagonia, La Plata...
Quindi, si arriva al tango. A quello "struggimento per il tempo passato che non tornerà più" o a quell'"erotica tensione di più solitudini", quasi come dolori addirittura desiderati per poterli lenire con l'abbandono.
E ai Poeti che lo hanno celebrato (Borges, Ferrer, Cortázar) e che diventano il percorso recitato/cantato/suonato di questo omaggio raffinato al fenomeno rioplatense in cui si sono mescolati tre continenti: Africa, Europa e Sud-America... Un meticciato che diventa prova-provata di virtù non solo artistiche, ma culturali. Un fenomeno scritto, letto, ri-scritto e ri-letto da pugliesi, come quel pugliese di nome Astor che ha felicemente spostato il ‘battere' con il ‘levare' facendone un vero e proprio patrimonio musicale mondiale.
I Messicani discendono dagli Aztechi, i Peruviani dagli Inca,
e gli Argentini discendono dalle navi. Manuel Puig