La storia vede protagoniste due famiglie di contadini, i cui campi sono divisi da un torrente, nodo della discordia. La siccità ed una buona dose di avidità, infatti, spingeranno uno dei due a deviare il corso del torrente a proprio vantaggio. Tale sopruso innescherà reazioni e situazioni che porteranno ad un conflitto vero e proprio, senza vinti né vincitori.
Questa vicenda offre ai bambini l'opportunità di riflettere sulla natura dei conflitti tra gli individui, specchio di tutti i grandi conflitti e sulla loro gestione; permette, inoltre di confrontarsi sull'importanza della comprensione dell'altro, della condivisione, per una possibile visione interculturale della società.
Lo spettacolo affronta la tematica della guerra, mediante un linguaggio semplice e diretto che possa raggiungere bambini e ragazzi, si inserisce in un dibattito, quello sulla pace, molto complesso dando un contributo alla comprensione di alcune dinamiche di relazione che dal quotidiano massificandosi danno origine a processi difficilmente reversibili, le risposte e le soluzioni abitano ciascuno di noi, ed è li che questo spettacolo invita a ricercare.
Lo spettacolo prendendo spunto dal modo di sperimentare la vita, proprio dei bambini -far finta di ... - è messo in scena con costumi ed oggetti quotidiani decontestualizzati per il gioco teatrale. Il carattere grottesco dei personaggi, infine, è evidenziato dall'uso di maschere della tradizione balinese.
La messa in scena termina con un momento di condivisione in cui i bambini-spettatori si confrontano con gli attori, sul tema dello spettacolo "il conflitto scaturito dallo sfruttamento dell'acqua"e sulle dinamiche teatrali a cui hanno assistito.