Con quest'opera, la seconda messa in scena in lingua tedesca, Peter Brook ricompone in scena la vita di Mejerhold sulla base di diversi testi ed esperienze del suo vissuto, facendo una nuova ricerca sull'essenza della rappresentazione teatrale. Nella Russia zarista d'inizio secolo, l'avanguardia ha celebrato Mejerhold come un innovatore radicale che ha dato vita sul palcoscenico ad un mondo autonomo e antirealistico, il teatro imperiale lo mise da parte, l'armata bianca lo imprigionò. Lo spettacolo, interpretato da una Miriam Goldschmidt in splendida forma, è appunto una riflessione sull'enigmaticità e il mistero, racchiusi nell'unica semplice domanda "perché" che il teatro continua a porci, ancora negli anni 2000, nonostante i nuovi media e le reti di comunicazione. Warum, warum, dunque, è il distillato delle convinzioni e dei dubbi brookiani: spettacolo metateatrale, direbbe qualcuno sbagliando, perché qui non si tratta di ‘teatro nel teatro', o ‘teatro che parla del teatro', qui è proprio la scena, dopo aver strappato il sipario, la scenografia, i costumi, che, nuda, si interroga su se stessa.